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L’Intervista: CLIO and MAURICE, il duo impossibile, al successo con “Fragile”

Ci siamo già interessati di loro e potrete leggerne di più attraverso il link

Sulla carta, per molti era una composizione appunto impossibile, di fatto si è rivelata vincente e d’impatto visivo addirittura fuorviante. Clio Colombo arriva dal soul, è un’apprezzata cantante, Maurice (Martin Nicastro) è violinista. Insieme hanno dato vita ad un suono di ricerca, dove gli archi (strumenti propri a Maurice) creano uno spazio in cui si fondono diverse influenze, particolarmente quella elettronica  e dove la voce è il faro.

Ad ottobre è uscito “Fragile” il loro primo EP, anche se il progetto nasce nel 2017 e prima di sbarcare in Italia attraversa tutta Europa.

Partiamo dal presente, un anno che nonostante tutto,  per voi è stato davvero ricco,  apertura con la pubblicazione del primo singolo “Lost” ed ora la pubblicazione dell’album ‘Fragile’. Qual ‘è stato l’impatto

di ‘Lost’ sul pubblico, anche se il vostro progetto nasce nel 2017?

Quando abbiamo deciso di pubblicare il nostro primo brano, “Lost”, è stato come fare un salto nel vuoto. Avevamo qualche timida aspettativa, ma di certo non ci aspettavamo che potesse parlare in questo modo alle persone. È stata una bellissima sorpresa e un risultato meritato per tutte le persone che ci hanno lavorato”

Per completare l’album di 6 tracce avete lavorato a testa bassa durante 

questo tormentato 2020. Tra lockdown, chiusure e divieti forse è stato facilitato il vostro lavoro?

La parte musicale era in realtà pronta già poco prima di marzo. Le chiusure ci hanno sicuramente ostacolato, in particolare per la realizzazione di tutta la parte visiva (foto e videoclip). C’è di buono che siamo anche riusciti a scrivere molto materiale nuovo, a cui lavoreremo in studio nel prossimo anno”

Prima di dedicarci ancora al vostro album, ripercorriamo la vostra storia 

così da entrare sempre meglio nella comprensione della vostra musica. Ho notato che dalla vostra costituzione ad oggi, tutti i primi anni li avete 

passati esibendovi all’estero, come mai?

In realtà abbiamo suonato spesso anche in Italia, certo limitandoci soprattutto a Milano. Quella di concentrarci sull’estero è stata una scelta naturale visti i nostri riferimenti e la scelta della lingua inglese, entrambi non proprio al centro delle tendenze del mercato italiano in questo momento storico”

Sì è vero, vi definiscono il ‘duo impossibile’, ma oggi sappiamo che niente è impossibile e voi ne siete un esempio. 

Clio aveva principalmente lavorato soltanto su cover ed era nel pieno dei suoi studi musicali, che adesso sta completando ai Civici Corsi di Jazz di Milano. Io ero ancora impegnato nei Pashmak, una band con cui ho suonato per circa 8 anni e con la quale ho imparato moltissimo”

Cosa ha fatto scattare in voi il desiderio di affrontare una sfida musicale 

unendo le vostre specificità?

Ci è sempre sembrata una cosa naturale, vista la nostra intesa anche al di là della musica. Ci sono voluti un po’ di anni per capire come fare, ma alla fine crediamo di aver trovato la soluzione migliore”

Entrate mai in contrasto componendo?

“Componendo raramente, quando alle prove la tecnologia non aiuta molto di più!”

L’utilizzo della lingua inglese, trovo sia particolarmente adatto alla vostra 

espressione che diventa di respiro internazionale, non per la lingua utilizzata, ma per il sound in cui la voce fa una buona parte.

Sì anche per noi la scelta della lingua è strettamente legata ai nostri riferimenti musicali: la scelta dell’italiano porta con sé tutta un’altra tradizione”

Credo non sia stato proprio semplicissimo mettere d’accordo una voce di 

stampo soul con la musicalità del violino, che andrebbe per sua natura da

un’altra parte.

“È quello che pensavamo anche noi all’inizio, ma con un po’ di pratica pensiamo di aver trovato una chiave stilistica in grado di fondere le influenze legati ai nostri strumenti”

Anche se l’impatto fisico, il vostro, è fuorviante, sembrerebbero ruoli invertiti. Forse è una mia impressione, ve lo ha mai detto nessuno?

In realtà no. Clio al violino e io a cantare potrebbe essere la ricetta perfetta per far sanguinare dalle orecchie”

Tra l’altro siete anche una coppia nella vita, una full immersion, insomma, anche se mi sembra di aver capito che non è scattata subito l’idea del ‘matrimonio musicale’

“Ci abbiamo pensato bene e abbiamo cercato di non forzare le cose”

Cosa ha ispirato questo album? Oppure cosa in genere ispira la vostra 

musica?

Non abbiamo un approccio diretto ai temi della nostra musica, però ci rendiamo conto quanto delle nostre vite vi viene rielaborato, riemergendo in una forma diversa. Per noi scrivere è una pratica terapeutica

C’è un filo conduttore che lega le sei tracce oppure ognuna vive di vita 

propria?

Crediamo entrambe le cose. Non abbiamo lavorato con un filo conduttore in mente, ma ci siamo resi conto a posteriori che esistevano temi e parole ricorrenti, come ad esempio quello della fragilità

Qual è il pezzo su cui puntate di più?

“Dipende dai momenti! Spesso tra l’altro non coincidono con i gusti del pubblico”

Soddisfazioni raccolte sino ad ora? Cosa vi ha maggiormente soddisfatto?

“Ricevere affetto e vicinanza da persone lontane, che, in maniera per noi del tutto imprevista, hanno trovato qualcosa per loro importante nella nostra musica”

Quanto è difficile oggi essere musicisti? Perché secondo voi?

È difficile perché complesso: oggi un musicista deve cercare di emergere in un contesto saturato e in cui ogni scena culturale del passato anche recente, sembra non avere più capacità di fare rete. La comunicazione è sempre più importante e riuscire a dedicarsi a tutto senza perdere il focus sulla cosa più importante, cosa si vuole dire e perché, può sembrare impossibile”

E quanto lo è ora, nel mezzo della pandemia? Come professionalmente state vivendo 

questo ‘annus horribilis’?

“In quest’anno senza concerti è stato facile dimenticarsi quanto è importante la musica nelle nostre vite”

.… questa è libera…

“Ci sembra in realtà giusto chiudere così”