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L’intervista: FRANCA BARONE, la raffinatezza di una voce colorata di swing e jazz da assaporare nel nuovo singolo “Be Kind”

Be kind” non è solo il titolo del singolo apripista, ma dell’intero album che uscirà a breve, come scoprirete nel corso dell’intervista. Un album dalle tante sfumature e non solo vocali, di stile, ma anche sfumature di donne, di ‘donne che corrono coi lupi’ come il titolo di quello straordinario libro/saggio di Clarissa Pinkola Estés. Donne libere di scegliere chi essere, come lei stessa ha spiegato

“Be Kind” è il diktat per eccellenza che si rivolge alle ragazze, e racchiude più o meno quello che ci si aspetta da tutte loro, tipo “essere gentili, sorridere”. Ho voluto questo come singolo proprio per porre l’attenzione, ancora una volta, su tutti i volti che il sessismo può avere, in questo caso quello di una donna».
E questa commistione di ‘mondi’, musicale e di pensiero o di obbiettivo, di atmosfera che riesce a creare Franca e a trasmetterla a chi ascolta o a chi ha la fortuna di assistere dal vivo alle sue performance, mi ha affascinato. Così dopo aver ascoltato il nuovo singolo e molto altro del suo repertorio ho ‘scelto’ di intervistarla.

Nella vita privata si chiama Francesca, 33 anni e sin da piccola ha sentito l’attrazione per un genere musicale certamente non troppo commerciale come il jazz, la prima domanda che le ho rivolto è stata perciò quella di capire da dove è nato il suo amore per Jazz e swing

Nasce da bambina, i miei mi hanno fatto ascoltare sempre tanta musica incluso il jazz, ascoltando ad esempio album di Gershwin e Dave Brubeck, ma anche di Paolo Conte e Dalla. Poi Sarah Vaughan, Bill Evans, Duke Ellington e Chet Baker mi hanno stregata”

 Questi stili musicali e vocali cosa producono nell’artista che li esprime?

Dipende dall’artista e da come vede e sente questo tipo di musica. Per me è un linguaggio vero e proprio, un linguaggio che amo perché, quando lo conosci bene, ti permette di dare totale libertà alla creatività”

Ma Franca Barone oltre a prendere lezioni di canto e prima di arrivare al suo primo album “Miss Appleton” ha suonato e cantato in svariate situazioni, immergendosi ora nel metal, ora nello ska, continuando ad ascoltare di tutto.

 “Ho sempre studiato musica e scritto canzoni, ma solo verso i 25 anni mi ci sono dedicata con la testa giusta. Nel 2016 infatti ho pubblicato il mio primo album di inediti “Miss Apleton“, un’esperienza che non puoi descrivere a parole!”

 Incontri importanti in questa fase?

Beh sì, ho conosciuto moltissimi musicisti/e, tra cui il batterista Vincenzo Barbarito e il pianista Edoardo Maggioni che insieme al contrabbassista Cesare Pizzetti hanno suonato tutti i brani del nuovo disco. Ho anche avuto la fortuna di scambiare due chiacchiere con Patti Cathcart (di Tuck & Patti) prima di un suo concerto, e mi ha svelato il suo segreto per riscaldare la voce prima di salire sul palco, ovvero bere acqua calda ”

Le tue qualità vocali, la tua estensione, la capacità al gioco musicale che solo il jazz sa regalare, ti avvicinano molto ad artiste come l’italiana Mina, ma ce ne sarebbero altre di origini statunitensi che ricordi sentendo le tue produzioni. E’ solo una mia impressione?

Non riesco proprio a vedermi “vicino” a Mina… A parte questo, sicuramente ho ascoltato e amato tantissime interpreti e cantautrici, sia italiane che americane, sia di tempi passati che moderni, come Ella Fitzgerald, Carmen McRae, Sarah Vaughan, Karrin Allyson, Diana Krall, Esperanza Spalding, Amy Winehouse, Jula De Palma, Caterina Valente. Sicuramente loro (e tutti gli altri interpreti e musicisti che ho ascoltato) hanno influenzato il mio gusto e il mio suono

 Quanto spazio c’è un Italia per emergere o per farsi conoscere al grande pubblico interpretando questo genere musicale, che certamente non è pop, né rap né la tanto utilizzata oggi, trap?

Non credo che ce ne sia molto a dir la verità, ma è normale, di fatto parliamo di un linguaggio non così comune al momento, anche se una fetta di persone a cui piace molto questo genere esiste fortunatamente”

 La Irma Records è un’ottima etichetta discografica indipendente, ed è quella con cui hai esordito. Come ha lavorato sul tuo percorso, cosa ti ha chiesto?

Con Umberto Damiani mi sono trovata subito bene, è un bravo professionista e una brava persona. Oltre che per la distribuzione del disco, la Irma ha lavorato sulle playlist di Spotify e di YT

Il tuo primo album uscito nel 2016 che caratteristiche ha?

E’ un disco di 7 brani, tutti originali, che spaziano tra lo swing e il jazz. Ci sono dei brani uptempo, dei medium e delle ballad. Nei testi parlo più che altro di cose personali o di sensazioni”

 Il 25 settembre scorso invece è uscito “BE KIND” sempre per Irma Records e che anticipa l’omonimo album. Perciò prima di tutto a quando l’uscita?

L’album uscirà il 20 novembre, ma sarà anticipato da un secondo singolo molto diverso dal primo,”Underwater”, in uscita il 27 ottobre”

 Poi dal 2016 ad oggi cosa è successo?

Ho fatto alcuni concerti e ho scritto molto, cose diverse tra loro. Nel 2018 ho finito la scrittura e sono passata alla produzione di 10 pezzi che pensavo potessero essere racchiusi in un album. Le registrazioni sono state fatte nell’estate 2019 e il master definitivo è stato completato i primi di febbraio del 2020, giusto in tempo per la pandemia che ha chiaramente rallentato tutto. Ma ho deciso di fare uscire l’album quest’anno, in ogni caso”

 Infine, come su detto, “Be Kind” gioca proprio sul ‘divertissement” musicale. Quale obbiettivo avevi nel comporre questo brano?

Non ho mai un obiettivo quando compongo, mi limito a mettere ordine nelle frasi melodiche, nei giri armonici o nei groove ritmici che mi vengono in mente. Per questo brano sono partita dalla linea di basso discendente in 5/4 che mi è arrivata proprio così come la senti, poi ho seguito il flow”

 L’album avrà un filo conduttore oppure ogni traccia avrà vita propria?

Direi che ogni traccia ha una vita propria, saranno tutti brani molto diversi l’uno dall’altro, anche di generi diversi. Ci saranno dei pezzi quasi pop, delle ballad jazz, una simil bossa, un brano quasi rappato ecc… tutti i brani raccontano un pezzo particolare di vita, di pensiero, un punto di vista, un bisogno, un ricordo. In questo disco ho voluto raccontarmi e raccontare

 Come ti descriveresti, in qualità di musicista e interprete?

“Mi sento una musicista melodica, curiosa, appassionata, con gusti musicali molto vari che mi fanno comporre musica di vario genere. Come cantante amo le voci, di tutti i tipi, credo di essere abbastanza tecnica anche perché ho sempre studiato la voce come uno strumento vero e proprio”

I tuoi progetti futuri?

Spero di poter suonare in giro i pezzi del nuovo disco, nonostante il periodo. Poi scrivo sempre nuova musica, il prossimo disco sarà una cosa completamente diversa sia da “Be Kind” che da “Miss Apleton””

 A proposito quanto la tua immagine gioca nel contesto generale?

Onestamente non saprei, ho sempre fatto fatica a valutare la mia immagine in prima persona quindi non mi sento di averne una particolare, non so definirla e purtroppo non so dirti che peso abbia su chi ascolta la mia musica, spero non molto!”

 Ovviamente il video clip rappresenta perfettamente il messaggio che hai voluto trasmettere col il brano. Hai potuto lavorare alla sua realizzazione?

Si certo, ci ho lavorato a stretto contatto con Davide (Deiv) Romolo, il regista sia di questo video che di quello di “Miss Apleton”. In tempi di covid ho optato per delle immagini di repertorio. Le abbiamo accuratamente selezionate e Romolo le ha lavorate con il suo occhio unico riuscendo a metterle in sync perfetto con la musica

 Dove trovi l’ispirazione? Cosa ti ispira?

Mi ispira tutto, ma a distanza. Sono un diesel e passa del tempo tra l’input (es. emozione, esperienza, riflessione) e l’output (brano). Sono una persona molto riflessiva e sensibile quindi quasi tutto mi colpisce”

 Non posso non chiederti di come stai vivendo questo difficilissimo periodo di emergenza sanitaria. E il lockdown?

Sono una delle fortunate che non ha avuto troppi problemi finora, nè dal punto di vista della salute nè del lavoro. Il lockdown è stata un’esperienza nuova e quindi per definizione comunque interessante, ho cercato di cogliere tutto il buono che anche una situazione del genere potesse dare e credo che abbia influito molto su di me in tutti i sensi, ma sto ancora elaborando

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