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L’intervista: il crossover tra rock moderno ed elettronica dei GRACE N KAOS

Sulla loro pagina Facebook si definiscono “Sognatori e idealisti”, certo è che nei loro testi trovano spazio temi che spaziano dal quotidiano al sociale più contemporaneo.

Sono entrata in contatto con la band veneta recentemente, all’uscita di un loro libro di cui parleremo subito e poco tempo dopo ci siamo ritrovati per un singolo particolarissimo dedicato alla giovane e talentuosa cantante italiana Levante. Ma leggete del nostro incontro e capirete tutto. E’ un bel rock italiano che regalano al pubblico.

Non so da dove cominciare, 12 anni insieme, una lunga storia “d’amore” si potrebbe dire, considerando che siete una band di ben 6 elementi. Ma mi farò sorreggere dalla recente autobiografia “Essenziale, storia di un successo di una band di insuccesso” pubblicata a metà settembre. Siete freschi anche di un nuovo singolo, ma ne parliamo poi. Ecco, l’essenziale ora è sapere come le vostre strade si sono incrociate e da quali strade stavate provenendo.

 “Ciao MUSICA RIBELLE è un piacere essere qui. Le nostre strade si sono incrociate per necessità. Proveniamo tutti da una piccola provincia di Rovigo nascosta nel delta del Po. Qui, distanti da tutto, avevi solo due scelte quando eri ragazzo: Giocare a calcio nella squadra del paese o suonare uno strumento. Noi tutti, in tempi diversi, siamo passati dalla piccolissima scuola di musica del paese per poi andare a suonare in diverse band in cui abbiamo mosso i primi passi. Alcuni di noi provengono da cover band mentre altri hanno da subito iniziato il percorso della musica inedita. Prima di formare la band ci conoscevamo già come musicisti perché è così che funziona nelle piccole province. Andavamo a vedere i live degli altri componenti senza sapere che noi un giorno avremmo suonato assieme. Dopodiché, tra una birra ed una chiacchera, la voglia di fare musica propria è stata il fattore determinante per la formazione dei Grace. Non abbiamo mai fatto casting ad un componente, reciprocamente c’era la voglia di costruire qualcosa assieme. Davide e Stefano sono stati i primi, nel tempo siamo arrivati alla formazione attuale. Va detto che 12 anni sono lunghi ed è capitato quindi di cambiare qualche componente, senza mai far drammi, guardando avanti e mantenendo i rapporti di amicizia anche dopo la separazione. Nei ringraziamenti del libro ‘Essenziale’ troverete queste persone così importanti per il nostro percorso”

Sembra a volte poco rilevante il momento dell’incontro tra musicisti per arrivare alla formazione di un gruppo, invece penso sia importantissimo, un po’ come prepararsi a cucinare un buon piatto. Ecco, c’è un piatto che potrebbe rappresentarvi e perché?

 “Il piatto che più ci rappresenta sono gli ’Spaghetti allo Scoglio’ perché è un piatto semplice ma contiene una varietà di pesci e crostacei diversi tra loro. Così siamo noi, estremamente diversi gli uni dagli altri, a volte personalità opposte, che si ‘mescolano’ per fare la propria musica. Il momento d’incontro è importantissimo e lo vedi negli occhi degli altri se c’è la medesima fiamma che arde”

 Qual è stato un momento esaltante in questi 12 anni e quale invece quello down?

 “Settembre 2018, la prima messa in scena di #HUMANCIRCUS, spettacolo che accompagnava il lancio dell’Album ‘Bambino’. Questo assolutamente il momento più esaltante perché portavamo per la prima volta al pubblico uno Show difficilissimo che mescola Rock, musica classica, teatro, danza e arti visive in 60 minuti di live. #HUMANCIRCUS porta il messaggio del disco stesso facendo riflettere sul concetto di umanità nell’era moderna. La sera della prima, finito lo spettacolo guardando negli occhi le persone del pubblico, abbiamo realizzato di essere riusciti a fare qualcosa di importante

Il momento più duro invece è stato quest’anno ad agosto. Dopo l’uscita di ‘Gelati’, il nostro terzo singolo 2020, i numeri di streaming non corrispondevano all’impegno messo dalla band, appesantito anche dal fatto che per il Covid non è possibile fare live. Ci siamo ritrovati così distanti dal nostro pubblico reale e soli con un pubblico virtuale che ignora le nostre ultime canzoni. E’ pesante e la sconfitta è dura da mandar giù, lo è ancora di più se dipende solo da te stesso”

La difficoltà in cui sta versando tutto il mondo della musica e dello spettacolo è indiscutibile, e forse, mi spingo nell’affermazione nel dire che è il settore che la pandemia ha danneggiato maggiormente.

Tornando alle cose belle, alla musica, alla vostra musica, mi è piaciuta molto la presentazione che avete scelto per questo libro, ovvero l’importanza di non essere star, perché….?

 “Siamo convinti che oggi il mondo sia cambiato e l’aspetto umano passa troppo spesso in secondo piano. Si è persa molta di questa umanità nella musica. Oggi ci si limita ad un like e ad un follow ma non è la stessa cosa di una parola scambiata vis a vis. I nostri stessi collaboratori esterni hanno una caratteristica univoca che li accomuna tra di loro: la ‘persona’ prima che il professionista.

Per rispondere alla tua domanda noi abbiamo suonato sul palco del I Maggio 2019 a Roma davanti a 30.000 persone e dopo 2 giorni eravamo invece in un locale semivuoto alle prese con un piccolo set acustico. Questo è il punto, suoniamo perché la musica fa parte di noi e non per essere celebrati. Oggi sei al top e domani sei dimenticato, ma oggi sei te stesso e domani sarai la stessa persona. Questa è l’unica cosa che resta. Il libro è un modo per conoscerci come persone, prima che musicisti, perché la nostra storia è quella che ci tiene ancora assieme. 

Siamo davvero felici che tu ne abbia colto il senso, la nostra speranza è che questo ‘Bio-romanzo’ possa far riflettere anche le giovani band in cerca di successo”

Prima di arrivare a “Levante”, parliamo un po’ prima del vostro sound. Cosa significa per voi ‘alternative rock’? che è poi il vostro ambito preferenziale

 “Ti daremo una risposta onesta. Attualmente ci definiamo ‘Alternative Rock’ perché  è il macro contenitore che più si avvicina alla nostra musica pur non rispecchiandola in toto. Il Rock Alternativo iniziato in Italia da band come Afterhours, Estra e Marlene Kuntz e si riferiva ad un sottogenere underground del rock non mainstream. Oggi che la musica si muove su piattaforme streaming non ha più senso di parlare di ‘alternativo al mainstream’.

Grace N Kaos si muove all’interno di un sound ibrido, contaminando e sperimentando, a volte bene altre meno, il connubio di vari stili all’interno dello stesso brano. A volte suoniamo pop altre hard rock ma siamo sempre noi. Il termine più corretto sarebbe quindi Hybrid Rock visto che mescoliamo in continuazione ma non ci sentiamo ancora pronti per dichiarare un nuovo genere musicale. 

Stiamo lavorando molto per trovare il sound giusto e coerente con noi. Il 2020 è stato un anno di esperimenti musicali che termineranno con l’uscita di altri 4 singoli nei prossimi mesi dopodiché avremmo le idee chiare su quale tipo di mood portare avanti in maniera univoca

Già 12 anni fa era questo il ‘timbro’ che volevate dare alla vostra musica?

 “No, il sound si è evoluto nel tempo. Il primo EP ‘Grace 14.7’ era hard rock americano, nudo e diretto. Il secondo EP ’Sogno d’aprile’ era vero alternative con un sound più inglese, più morbido con un’elettronica davvero minimale.

L’album ‘Bambino’ è stato invece il primo ibrido tra rock ed orchestrazioni. Archi ed elettronica aggiunti al rock, strutture semplici ma musicalmente sovrabbondanti e varie. Tutti i singoli targati 2019 – 2020 – 2021 invece portano in dote un’elettronica molto presente. Negli anni il sound è passato gradualmente da cupo a scanzonato. Nel futuro invece aspettatevi tutt’altro.

Sostenuta poi da testi sempre importanti, non siete certo quelli del ritornellino facile. Quali sono i temi che preferite trattare?

Tutto ciò che ruota attorno alla sfera umana. I pregi, i difetti, i punti di forza e le debolezze dell’essere umano. Come ti dicevamo prima crediamo che si stia perdendo l’aspetto umano. Il nostro focus quindi è mettere in risalto proprio quest’aspetto. Canzoni con ritornelli facili ne abbiamo fatte quattro ma dobbiamo considerarle proprio come sperimentazione. Abbiamo provato a dare un messaggio usando un linguaggio molto basic e dimostrare che se vogliamo anche noi sappiamo confezionare un tormentone pur consci che non è la nostra strada”

Questo si collega al fatto che siete anche piuttosto attivi sotto l’aspetto sociale contemporaneo, un esempio è il singolo “Nero” e il Premio Voci per la Libertà di Amnesty International Italia sul palco del Primo Maggio a Roma, l’anno scorso. Come è stato e che esperienza è stata?

 “Esperienza bellissima. ’Nero’ ci ha regalato molto in termini di visibilità e rapporti. Siamo felici che sia successo proprio con una canzone che parla di caporalato, tema difficile di una piaga sociale, e non con una canzone estiva.

La nostra fortuna è quella di vivere in una realtà rurale dove il ‘progresso’ arriva con un certo ritardo. Questo ti dà la possibilità di vivere direttamente varie esperienze di vita non filtrate da un algoritmo di Facebook.

Quando vedi certe situazioni difficili, quando sei lì presente non puoi chiudere gli occhi e fingere di non esserci. Non puoi skippare il post triste, ti senti responsabile e devi fare la tua parte. Il nostro modo è attraverso la nostra musica”

Ma non vi limitate a scrivere e suonare i vostri pezzi, le vostre performance e/o i vostri progetti diventano molto più articolati, in cui altre arti si mixano alla musica, come l’arte. Possiamo considerarvi dei performers, perciò?

Performers è una parola grande e non ci consideriamo all’altezza. E’ un obiettivo stimolante. Sicuramente siamo consapevoli che siamo una band forte dal vivo e quando abbiamo la possibilità allestiamo spettacoli, non semplici concerti. La musica oggi da sola non basta più per catalizzare l’attenzione. Lo spettacolo per noi diventa la necessità ed il veicolo per passare un messaggio chiaro. Quindi forse la definizione giusta è che non siamo dei veri performers ma utilizziamo tutti gli strumenti artistici a disposizione per arrivare al pubblico nel modo più efficace”

Tra l’altro il libro ‘Essenziale’ è stato trasformato anche in spettacolo teatrale..

 “Si è così. Qui dobbiamo fare davvero i complimenti al nostro cantante Gianluca che porta sulle spalle tutta la teatralità dello spettacolo. Noi musicisti siamo al servizio del live. Abbiamo riarrangiato tutti i brani in chiave acustica in modo da dare risalto ai testi. In ‘Essenziale’ resta solo il nocciolo: Noi e le nostre canzoni, senza artefatti ci siamo messi a nudo. Gianluca ripercorre tutta la storia della band con brevi monologhi e letture alternati alla performance musicale. I teatri e le piazze dove il pubblico è seduto e rilassato sono i luoghi giusti per apprezzarlo. Abbiamo avuto la fortuna di poterlo portare in scena una volta quest’anno, è andata molto bene poi il covid ci ha riportato nello stallo dell’attesa. Oggi ‘Essenziale’ è uno spettacolo pronto che scalpita per uscire di nuovo allo scoperto”

Arriviamo a “Levante”, l’ultimo singolo, bel rock, tutto italiano a partire dalla lingua scelta alla caratteristica tonalità cantautorale. Ho letto che avete scelto di dedicare questa canzone all’artista per voi icona, ma anche come ‘elemento’ irraggiungibile. Levante vi sembra davvero questo? Ci raccontate un po’ la storia e il focus di questo pezzo?

 “Seguiamo Levante sin dai suoi esordi. Di lei apprezziamo la capacità di creare belle canzoni con temi sociali al loro interno. Prima di lei Carmen Consoli, oggi Levante è l’artista moderna e contemporanea che meglio rappresenta la musica di valore senza mai scadere nel banale. Questo per noi è iconico. 

Nel nostro brano ‘Levante’ la figura dell’artista si sposa con il modello idealizzato di donna irraggiungibile di cui il protagonista si è innamorato ma mai rivelato. Abbiamo inserito nel testo la citazione al suo brano d’esordio ‘Alfonso’, a Radio Deejay prima emittente a darle fiducia agli albori e ripreso un momento del concerto di Modena sotto la pioggia dove l’impianto audio andò in tilt per il maltempo e lei andò’ avanti a cantare unplugged per noi pochi del pubblico rimasti sotto il palco con l’acquazzone.

Il focus della canzone è guardare con un sorriso a quelle situazioni assurde in cui ci si è ritrovati. L’idea ci è venuta in mente parlando con amici. A tutti loro almeno una volta nella vita è capitato di idealizzare una donna, innamorarsi senza avere però il coraggio di dichiararsi, soffrire in silenzio facendo finta di niente per non essere derisi da una situazione che già si sa bene essere assurda. Guardando al passato lo si ricorda con un sorriso, non è un peso. Per questo la canzone risulta scanzonata.

Inoltre ci siamo immaginati le coppie ai nostri live dove l’uomo può ballare con la propria compagna cantandole ’Sei bella da morire, tu mi farai impazzire’ divertendosi assieme.

‘Levante’ è stata fatta con l’unico obiettivo di divertire l’ascoltatore

 A quando il prossimo album?

2021. Nei prossimi mesi usciranno i singoli ‘Addio’ ballata triste sulla perdita di una relazione – ‘Non c’è più’ che parla della espropriazione delle terre dei nativi americani – ‘Blu Cobalto’ che ha come focus l’inquinamento del pianeta – ‘L’amore non esiste’ che punta il dito sulla perdita dei valori e il mondo artificiale di socials. Con quest’ultimo brano chiuderemo il cerchio raccogliendo otto tracce nell’album. Ora stiamo invece lavorando al terzo album che vedrà la luce nel 2023. Sarà un concept con un unico filo conduttore, porterà un messaggio di speranza e cambiamento. L’ambizione è di creare un sound Ibrido e Cinematografico mai sentito in Italia fino ad oggi. Fateci gli auguri perché sarà davvero difficile per noi riuscirci

Ovviamente avrete anche un bel gruppo di lavoro, visti anche i bei video clip che producete. Tutto curato nei minimi dettagli

 “Grazie ci stiamo lavorando molto su questo aspetto per migliorarci. Parliamo dell’ultimo periodo senza dimenticarci di tutti i collaboratori che hanno collaborato con noi negli anni citati proprio nei ringraziamenti del libro ‘Essenziale’.

Per quanto riguarda l’immagine lavoriamo con Fabio Roccatello e Lara Covassin di Effelle Fotografia. Book, foto live e prossimamente anche le copertine dei singoli sono affidati a loro. Ci piace il loro tocco artistico e l’umiltà che li contraddistingue. La musica invece viene prodotta da noi per poi essere registrata e mixata da Ugo Bolzoni di Neven Records. Siamo seguiti da Marta Scaccabarozzi di 19 Media Agency per le comunicazioni e da Maninalto! per il booking. Dei videoclip ne parliamo ultimo punto perché ne abbiamo fatti alcuni con diversi registi ma la maggior parte è prodotta da noi Grace. Storia, riprese e montaggio sono fatti in autonomia. Come per la musica anche nei video stiamo lavorando per cercare un nostro stile che sia identificativo e riconducibile a noi. Siamo ancora alla ricerca di un punto fisso, un regista che sia visionario e diverso dagli altri. Questo un po’ il limite della nostra piccola provincia che non offre molta scelta nelle vicinanze. Essendo noi un gruppo numeroso da spostare e coordinare è importante anche trovare la persona giusta che ci segua nelle zone limitrofe alla nostra per dare continuità”

Oggi cosa desiderate, qual è il prossimo step?

 “Riuscire a trovare il Sound perfetto, l’immagine che ci rappresenti al meglio e trovare un modo unico per comunicare i nostri valori ed ideali ad un pubblico in linea con il nostro modo di rapportarci alla vita e alla musica”

Periodo pesissimo questo che stiamo vivendo, come già accennato più sopra. Come sta andando e come è andata? Ho visto che avete realizzato un home video, in tempo di clausura.

 “Periodo pessimo e di riflessione. La pandemia nel nostro settore ci ha insegnato che non esiste musica senza pubblico. Siamo riusciti a fare solo tre live quest’anno in una situazione surreale dove era evidente che il pubblico era diverso.

C’era ma distante, sparso e giustamente preoccupato di non essere in contatto con altri. Ecco che i live come momenti di aggregazione e condivisione sono ora cambiati. Ci vorrà del tempo prima di ritrovare persone serene a saltare sotto il palco.

Oltre a questo bisogna riflettere se ha senso fare musica solo in ‘digitale’. Crediamo che l’arte in generale non possa esistere senza un pubblico, quindi dobbiamo trovare un modo alternativo per raggiungerlo. Il marasma dei social è uno di questi e benché sia un mondo a noi non affine cerchiamo di utilizzarli al meglio senza snaturarci. Il live in quarantena ci ha dato questa possibilità e siamo soddisfatti del risultato visti i pochi mezzi che avevamo a disposizione in quel periodo di clausura”

Qual è stato il pensiero che vi ha spinti a superare il lockdown, ma anche tutto il dramma che da marzo si è insinuato nelle nostre vite?

 “Le nostre vite personali sono state toccate marginalmente dal problema. Siamo davvero fortunati e dobbiamo essere riconoscenti al fato di questo. Un pensiero va a tutte quelle persone che hanno perso qualcosa o qualcuno.

La nostra creatività ci ha fatto superare il lockdown. La mente gira veloce da sempre ed è piena di idee e cose da realizzare nel futuro. Ci siamo quindi concentrati proprio sul futuro, sull’uso della tecnologia per accorciare le distanze. Il fatto di non poter creare più assieme in sala prove ci è pesato ma abbiamo cominciato a scambiarci progetti e file di nuove canzoni da completare con gioco di squadra. Ne sono uscite di importanti e ancora guardiamo al futuro dove tutto passerà e torneremo a ‘vivere’ la musica dal vivo”

.…questa è libera.. volete aggiungere qualcos’altro?

 “Onestamente questa è l’intervista più lunga e dettagliata che ci abbiano mai fatto, grazie. Si vede che c’è del lavoro a monte di studio e ricerca per affrontare le domande giuste.

La domanda che ci facciamo è la seguente: ‘Viviamo in un mondo dove la perdita dei valori a favore dei numeri e del profitto sono sotto gli occhi di tutti. La musica potrà salvare il mondo facendo parte di un cambiamento?’

L’arte ha il compito di impersonificare la bellezza e mantenerla visibile nel tempo. La musica può influenzare il pensiero, veicolare un messaggio, risvegliare passioni sopite ed aggregare persone diverse da mondi diversi. La musica non ha età, sesso o religione. Non discrimina il colore della pelle e sotto lo stesso palco siamo tutti fans. Non ci sono ricchi e poveri, non ci sono etero o gay. Questo è il vero valore della musica. 

Non sappiamo se la musica riuscirà a salvare il mondo cambiandolo in meglio, non sappiamo se noi stessi riusciremo a portare un po’ di ‘Grazia’ in questo ‘Caos’, è certo però che la musica ha salvato noi stessi riempiendo le nostre vite.

Grazie MUSICA RIBELLE”

GNK

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