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L’intervista: LA SCELTA, rock band romana che partendo dal pop rock dei Coldplay arriva alla ricerca multiculturale. Un inno all’Amore

So del loro primo amore per i Coldplay che ha caratterizzato gli esordi del gruppo, nel 2006 e dopo aver ascoltato nuovamente il loro nuovo “Ballad 2020” uscito lo scorso 26 giugno, mi sono sentita catapultata nel mondo della band inglese. Un suono perfettamente costruito dal battito inconfondibile. Un sound internazionale quello de LA SCELTA che ad ogni produzione riesce a mantenere l’attenzione dell’ascoltatore.

Mattia Del Forno (voce,piano,synth), Francesco Caprara (batteria,percussioni), Emiliano Mangia (chitarre) e Marco Pistone (basso) hanno sviluppato la loro musica (intesa anche come scrittura ovviamente) negli anni, tanto da percepire forte la ricerca di nuove sonorità, di linguaggi diversi, di nuovi spazi, di un sound multiculturale, senza perdere l’autenticità delle proprie radici.

Ed evidentemente la loro ‘costruzione’ insieme al loro ‘essere’, sono risultati talmente credibili, decisi, vivaci, da godere di collaborazioni strutturate e quasi stabili nel tempo, con alcuni grandi personaggi della musica italiana, come ad esempio Ron e Mirko Frezza. Ma andiamo per ordine e grado.

Partiamo dal presente e dal loro singolo “Ballad 2020”, uscito, come su scritto, nel giugno scorso, tra una Fase e l’altra delle riaperture da lockdown. Il brano, però, non è nato sotto la pandemia, spinto da pensieri filosofici o moralistici o di speranza. La cosa curiosa è che, invece,  sembra fatto apposta per questo periodo. Evidentemente la sensazione reale di essere arrivati ad una svolta ‘definitiva’ l’avevate percepita forte. Sia il testo che il video, parlano chiaro. Com’è stata la costruzione di questo brano?

“Hai detto bene. Ballad 2020 non è un brano da “lockdown”; è stato scritto la scorsa estate, ma è rimasto nel cassetto fino a qualche tempo fa. Durante un periodo storico così ingarbugliato, tanto frenetico quanto instabile, l’amore e la passione possono trasformare le nostre intenzioni in decisioni determinanti e azioni concrete”

 Ed ecco che compare nelle loro parole subito la parola Amore. E allora mi sono permessa di chiedere alla band, se il senso stretto del termine..  “Amore” non sarebbe il caso di essere rivisto.. in generale, nel mondo, nella vita di tutti i giorni.

Non vi sembra di deputare troppa importanza all’amore nella nostra vita? Non potremmo cercare di essere felici e basta?

“Ognuno è costantemente alla ricerca della felicità. In ogni tempo e in ogni luogo, attraverso l’Amore in qualsiasi forma verso qualsiasi forma.  L’Amore è intellegibile e motore di tutto, è determinazione, coraggio, intraprendenza, sogni, libertà”

 Ecco, proprio a proposito di ‘libertà’, tutto ciò che noi, che il mondo sta vivendo, credo ci abbia obbligati a rivedere infatti tanti valori, come quello della libertà. Per voi che senso ha?

“Essere liberi di poter decidere della propria vita vuol dire amarsi. E Amare vuol dire a sua volta rispettare la libertà dell’altro”

 E tutto questo entra nelle vostre produzioni, tutte hanno storie su cui riflettere. La vostra musica subirà cambiamenti dopo tutto questo? Ci sono stati ripensamenti e aperture verso nuovi ‘mondi’?

La nostra musica ed i nostri pensieri sono costantemente in evoluzione, quello che a noi interessa da sempre, è trasmettere un messaggio attraverso le canzoni, lasciare un segno, anche se piccolissimo, nel mondo.  Quello di cui parliamo rispecchia le nostre esperienze, i quesiti che ci poniamo nel tempo, le nostre riflessioni su argomenti sociali. Non c’è nulla di costruito a tavolino, nel bene e nel male restiamo fedeli alla nostra “onestà compositiva””

Il vostro background parla di tante esperienze, di collaborazioni e di premi, ma di questi parleremo tra poco. Ora focalizzerei l’attenzione su alcune presenze importanti nel vostro percorso, come Ron e Mirko Frezza. Professionisti di valore che certamente vi hanno regalato qualcosa di loro e al contempo, ascoltando e guardando le vostre produzioni, credo anche che si sia venuta a creare un vero scambio. Tanto avrete ricevuto, ma tanto avrete dato. O sbaglio? 

“Da Ron abbiamo imparato tantissimo, ma su tutto il rispetto per il palco e l’importanza di avere un gran repertorio. D’altra parte, credo che il nostro entusiasmo, il nostro “far squadra”, sia stato contagioso, abbiamo passato momenti indimenticabili di musica e amicizia”

La collaborazione stretta con Ron si è cementata nel 2014 quando l’artista partecipò al Festival di Sanremo con “Sing InThe Rain” firmato da Mattia Del Forno. E fu quella solo la prima di una lunga serie di produzioni costruite insieme. Tutto questo ha portato Ron e La Scelta a impegnarsi insieme in “La Forza di dire Si Tour”. Era il 2016.

Torniamo indietro di qualche anno, quando la band romana si è classificata seconda proprio al Festival di Sanremo del 2008, nella Categoria Giovani con il brano “Il Nostro Tempo”, in cui forti sono già le ispirazioni etniche. Il brano vince il premio AFI, Associazione Fonografici Italiani.

E con Mirko Frezza?

“E’ accaduto lo stesso. Lui è un grande appassionato di musica e quando ci siamo conosciuti c’è stata immediatamente empatia

Con entrambi gli artisti si è praticamente creato un sodalizio. Come lavorate con Frezza e come con Ron?

“Con Ron si è instaurata una magica condivisione musicale, un feeling che abbiamo vissuto in studio e poi sul palco assieme per tre anni.

 Mirko invece è stata una bella scoperta perché si è rivelato un ottimo regista oltre ad essere un personaggio pieno di carisma ed entusiasmo”

Di certo a permettervi questo anche il vostro interesse per i vari ‘generi musicali’, a ‘contaminazione’ di stili?

Amiamo le collaborazioni, ce ne saranno altre di sicuro, lo scambio artistico coi nostri colleghi per noi resta fondamentale per crescere. La contaminazione di stili differenti nei nostri arrangiamenti delinea profondamente la nostra piena libertà artistica

A questo proposito, già nel 2008 quando partecipaste a Sanremo, Pippo Baudo vi chiese come è stato partire con in testa i Coldplay e arrivare al genere etnico, una caratteristica che è stata sempre vostra, a quanto sembra, quello della ricerca e della sperimentazione pur mantenendo salda la vostra identità

Prima di diventare “LA SCELTA” avevamo una tribute band dedicata ai Coldplay, che restano una delle nostre band preferite. Poi abbiamo sperimentato tantissimo, tante nottate in studio, alla ricerca di un’identità sonora tutta nostra. Non ci siamo mai posti limiti da questo punto di vista, abbiamo attinto da tante sonorità, talvolta contrapposte, un cross-over musicale che ci ha permesso di fare il giro del mondo attraverso i nostri brani”

E vogliamo parlare di “Ho guardato il cielo”? Bellissimo pezzo che si arricchisce di tanti cameo, un sacco di artisti, tanto che ho pensato fosse nato per scopi benefici. Invece? Come siete riusciti ad aggiudicarvi tanti volti e soprattutto, volti non scontati. 

Merito di Mirko Frezza, che è risultato contagioso. Ha coinvolto lui tutti quei grandi nomi. La canzone ed il messaggio del testo hanno fatto il resto, ogni attore si è sentito coinvolto personalmente nel progetto”

C’è un episodio che vi lega in maniera particolare a Ron che per voi rimane quello migliore? Quello che in qualche modo ha inciso di più?

Ce ne sono tantissimi. Forse l’esibizione all’Arena di Verona assieme a De Gregori e tanti altri artisti italiani o quella a Piazza del Popolo a Roma”

da 5’25”

Ma voi, Mattia, Francesco, Emiliano e Marco, come vi siete incontrati, scelti?

Ci siamo conosciuti tanti anni fa, venivamo da diverse esperienze musicali con altre band, ci ha unito la voglia di creare qualcosa di nostro, unico nel suo genere. Ci siamo “scelti” non per caso”

E il prodotto è innegabilmente ottimo, tanto da aver permesso alla band di ricevere svariati premi. Interessante è la triade di riconoscimenti ottenuti in tre edizioni del Roma Videoclip, Festa del videoclip indie” che si svolge a Roma.

Nel 2017 con “Transoceanica”

Nel 2918 con “Argilla”, realizzato con la partecipazione di Mirko Frezza e Milena Mancini, attrice ed ex ballerina.

Nel 2019 con “Ho guardato il cielo”

Io mi fermerei qui, anche se ci sarebbe tantissimo da raccontare ancora, da conoscere di voi. Per concludere?

“Dopo quasi 15 anni di musica, l’invito è quello di continuare a seguirci e ascoltare i nostri brani. Partire da una saletta prove e arrivare sin qui è la dimostrazione che i sogni si avverano ma bisogna lavorare con caparbietà”