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L’Intervista: “La stanza della Nonna”, la band da Messina con il viaggio nell’anima

“Dove gli occhi non possono arrivare”  è il loro secondo disco che presentano così

Questo disco è blu.

È fatto d’acqua, di mare.

Però il mare, in realtà non è esattamente blu. 

Il mare è trasparente, come le lacrime, di gioia, come la musica.

 La musica  che fa piovere l’acqua dentro il nostro corpo,

 la musica che spinge il nostro cuore sulle spiagge dei fuochi,

 e delle storie.

Mosè Previti

Ho scelto di aprire su queste parole, perché dentro c’è proprio la loro essenza, che diventa musica e testi mischiando tutti gli elementi e questa band, dal nome tanto particolare, ne possiede molti.

Oltre a quelli che le loro radici messinesi, siciliane, hanno impresso, c’è forte il senso del viaggio, un termine che ritorna sin dai loro esordi, nel 2012 quando il loro sound univa il passato e il presente.

I componenti della band sono:

Gianluca Fontanaro: Voce, Claudio D’Iglio: Chitarra solista\ritmica , Voce Bruno Di Sarcina: Tastiere\ Synth, Giuseppe Ruggeri: Basso, Antonio Ramires: Batteria

E il primo luogo in cui si ritrovavano a suonare era effettivamente una stanza della casa che apparteneva a due di loro, Dario e Milko Giuffrida. La band allora era formata da sette musicisti poi la scissione nel 2017 e rimanere in quattro. Ma ne parleremo con loro

Intanto pensando ad impostare questa intervista ho ascoltato molto di loro, compreso, appunto, l’ultimo album “Dove gli occhi non possono arrivare”,una chicca. Questo uno dei pezzi inclusi

Sto ascoltando la vostra musica e devo dire che mi trovo incuriosita nello scoprire un pezzo dopo l’altro nel senso che pur avendo tutti la stessa ovvia matrice, ognuno si distingue. C’è sempre qualcosa di diverso, non saprei decifrare questa sensazione, uno strumento, una melodia,.. E’ strano vero?
“Hai colto il punto cruciale del nostro disco, stupire chi lo ascolta. Lanciarlo da un mondo all’altro senza che se ne renda conto”
 Per esempio a me piace molto “Dove gli occhi non possono arrivare” in cui ho ritrovato sonorità hard rock anni ’70, oltre alla sfera cantautorale che lo abbraccia. C’è qualcosa di vero in queste mie percezioni?

“Verissimo. Tutto è nato da una chitarra blues che poi è stata sporcata. Una spolverata di prog e di psichedelia e il gioco è stato fatto! Abbiamo così riassunto 3-4 anni di lavoro passato nella stanza della nonna, al Dalek studio, a farsi dei super viaggi sui brani”

E’ il viaggio, come dicevo, che li ha portati da subito a muoversi, attraversando lo Stretto, su su, fino a Roma e a Pisa o viceversa. Un ‘movimento’ che evidentemente ha dato i suoi frutti nella produzione visto che sono stati chiamati ad aprire i concerti di Marta Sui Tubi edei Modena City Ramblers. Era il 2014

Ma torniamo alle radici. La band si è formata nel 2012. Eravate in 7, nel 2017 in 5. Questo quanto e in quale maniera semmai, ha inciso nella vostra produzione. Tre elementi mancanti non sono pochi…

“Eh si questo è vero,  ma ci ha permesso di concentrarci maggiormente sui nostri “pochi” strumenti. Il periodo di arrangiamento di questo disco è stato volutamente molto lungo perché avevamo bisogno di scordarci quello che sapevamo fare, distruggere dei paletti che inevitabilmente ti crei nel tempo e rinascere come nuovi musicisti”.

  Scorrendo la vostra biografia, la nota ‘permanente’ è quella del viaggio o comunque tutto quello che un viaggio o il viaggiare produce, spostamenti e incontri. E’ anche il tema conduttore del pezzo ‘Anima di idrogeno’. Perchè per voi è stato ed è così importante il senso del viaggio?

“Essendo Siciliani il viaggio non può che essere un motivo costante. Il viaggio non solo fisico, dove ti allontani da casa per trovare fortuna, ma anche mentale, fatto di ricordi reali o  mai vissuti fisicamente. Quel viaggio che come in “Anima d’idrogeno” ti vuol portare in un mondo praticamente sconosciuto, quello sottomarino, dove esistono esseri viventi che anche senza ossigeno riescono a vivere”

Grazie a questa sorta di moto permanente avete anche fatto incontri importanti, che sicuramente hanno arricchito la vostra sensibilità. Quali e quando sono avvenuti principalmente?

“Sinceramente sono talmente tante le persone che ci hanno dato qualcosa da portare a casa, che sarebbe impossibile citarne una rispetto ad un’altra. Se parliamo di arricchimento della sensibilità i migliori incontri sono stati quelli nelle piazze di varie città italiane e le chiacchiere post concerto con persone mai viste prima. Ci piace molto collaborare con altri musicisti e ognuno di loro ci ha lasciato qualcosa”

E così probabilmente arricchendosi di volta in volta di pensieri, ispirazioni e suoni nuovi, ma anche grazie alle percezioni di una Messina ritrovata nel rientro ‘a casa’, La Stanza della Nonna nel 2015 arriva a pubblicare il primo album, omonimo. Un grazie particolare va prima di tutto al Dalek Studio di Messina che oltre ad essere uno studio di registrazione, diverrà per la band un vero snodo dove incontrare culture e altre musiche, persone e personaggi, un crocevia insomma. Un altro grazie, un Grande grazie, a tutti i fan che hanno risposto all’appello su  Musicraiser e che hanno permesso attraverso la campagna di finanziamento, di crowdfunding, di far uscire il disco.

Le vostre radici sono nei colori di Messina, che avete scelto di inserire nell’album. C’è un pezzo proprio in messinese ‘O papà’. E’ stato solo un esperimento, oppure una costante?

“Ci piace tantissimo scrivere in siciliano, anche perchè lo parliamo spessissimo e siamo cresciuti con i detti e i modi di dire dei nostri nonni. Il dialetto, alcune volte, è l’unica lingua con cui puoi spiegare dei sentimenti ben precisi. Anche nel primo disco c’è un brano, ‘Isabella’, che è in siciliano..per la precisione un messinese modernizzato!”

Quali sono stati i momenti più esaltanti o gratificanti sino ad ora?

“Sicuramente siamo molto gratificati da questo ultimo disco, le reazioni di chi ci ha sentito live ci hanno dato una forza che stiamo trattenendo per quando finirà il caos derivante dal covid19”

Durante il 2016 l’anno successivo il gruppo presenta ufficialmente il disco con un tour che li porterà nuovamente in giro per tutta l’Italia. La prima tappa è ovviamente Messina.

A proposito di palchi, se poteste scegliere di condividere il palco con qualche artista, chi scegliereste?

Eh troppo dura questa domanda! Facciamo che diciamo il primo che ci viene in mente: Radiohead!

Questo mi piace, se si deve avere un obbiettivo, meglio averlo grande! E.. sogni nel cassetto?

San Siro? 🙂

Anche in questo caso un gran bell’obbiettivo e che palco!! Diciamo anche che ‘strada facendo’ anche il vostro ‘suono’ si è evoluto/arricchito/incamminato? Infatti dalle sonorità folk iniziali vi siete spostati più verso l’elettroniche e la psichedelia.

“Assolutamente vero. Il nostro primo disco è uscito nel 2015, Dove gli occhi non possono arrivare nel 2019. In questi anni ci siamo messi in discussione e abbiamo cambiato completamente il nostro approccio al progetto.. siamo cresciuti con le nostre canzoni insomma!

Nel 2018 arriva poi un nuovo singolo, il 12 ottobre infatti esce “Anima d’Idrogeno“, dove LSDN firma testi e musica, mentre la produzione artistica è di Damiano Miceli e il missaggio di Claudio La Rosa.

Un novità arriva con Guseppe Ruggeri, new entry, al basso, che stuzzica maggiormente la creatività del gruppo messinese e la loro innata necessità di esprimersi con sonorità mai sperimentate prima

Riuscite a dedicarvi interamente alla musica?

Siamo in 5 e non è semplice per tutti. Diciamo che 2 su 5 ci riusciamo al 100%, ma anche il resto della banda è molto agguerrita e pronta a far sacrifici come non tornare a casa dopo il lavoro per poter provare, arrangiare i brani o fare qualsiasi altra attività di un musicista, compresi i viaggi per i concerti

Cosa vuol dire per voi essere musicisti indipendenti?

Vuol dire credere in quello che fai al 100%, senza poterti permettere neanche un secondo di avere dei dubbi

Ed ora è inevitabile non considerare questo momento storico, di isolamento e di paura dovuta all’emergenza sanitaria. Come la vivete?

Fremiamo. Vogliamo tornare a vederci per riabbracciarci e poter continuare da dove avevamo lasciato. Tantissime date sono state annullate e non sarà semplice recuperarle tutte, ma non ci abbattiamo. Speriamo finisca tutto presto

Non vi chiedo perché vi siete scelti un nome tanto particolare visto che ho già anticipato qualcosa, ma negli anni pensate che sia stata la scelta giusta oppure oggi vi vedreste con altra identificazione?

In realtà qualche anno fa, quando molti componenti hanno dovuto lasciare abbiamo avuto il dubbio se continuare con questo nome, considerando che stavamo “incattivendo” il nostro sound allontanandoci dai suoni caldi e familiari del primo disco. Poi, anche sotto consiglio di molti che tenevano alla “nonna” abbiamo deciso di confermarlo e anzi sfruttarlo come sorpresa. Da un gruppo con questo nome non ti aspetti un brano come Dove gli occhi non possono arrivare e questo può solo essere positivo, perché ti spiazza.. o almeno crediamo sia così

Questa è libera

Hai colpito perfettamente i punti cruciali del disco. Un disco che come abbiamo detto in precedenza nasce dalla voglia di mettersi in gioco, di rivoluzionare il nostro gruppo e sorprendere chi già ci conosceva. Non sarebbe stato così se non avessimo frequentato il Dalek Studio di Messina, che oltre ad essere uno studio di registrazione è anche luogo di incontro di tantissimi musicisti con cui avere uno scambio continuo di stimoli.

Ti ringraziamo per queste belle domande e w la Nonna!”

Anche LSDN è in modalità ‘home music’.. W la creatività, W la musica