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L’intervista: MATTIA CAROLI & i FdM e le atmosfere rarefatte inglesi

Il 2 ottobre scorso è uscito il loro nuovo singolo, il primo in italiano per la band che, formatasi nel 2015, ha sperimentato vari spazi musicali dal blues al jazz, dal folk al rock, dal pop all’elettronica…

A noi è piaciuta subito l’atmosfera che il loro sound sa creare, sostenuta e arricchita anche dall’utilizzo di strumenti a fiato. Prima di introdurli vi faccio assaporare un loro pezzo


Il loro primo album “Fall from Grace”, co-prodotto da LRS FACTORY è uscito il 21 Ottobre 2016 sotto l’etichetta tedesca Timezone Label.

Una considerazione immediata, secca, proprio in apertura. Vi siete formati nel 2015 e da allora avete fatto un sacco di cose, di cui parleremo, avete pubblicato molta musica, siete stati premiati e avete partecipato a programmi importanti… insomma ad ora cosa vi manca? Qual è il vostro obbiettivo? E se non lo aveste ancora raggiunto, secondo voi quali potrebbero essere i motivi?

Il nostro più che un obiettivo è una vocazione. Sin dall’inizio abbiamo sentito la naturale esigenza di legarci alla musica, dapprima suonando cover dei nostri artisti di riferimento, poi componendo musica propria. Da lì sono successe molte cose che ci hanno portato ad oggi a girare l’Europa in lungo e in largo. È una grande soddisfazione che richiede, però, grande impegno e costanza. In ogni caso, guardando più nell’immediato, vista la situazione d’immobilità attuale per ora vogliamo concentrarci su nuove produzioni e scrivere pezzi nuovi” 

E “La mia generazione” è proprio il loro ultimo singolo, sentite già il ‘battito’ diverso

Come dicevo la formazione risale al 2015 sperimentando varie sonorità. Come mai? Non c’era una spinta specifica musicale alla base? Oppure eravate proprio interessati a cimentarvi in più ambiti?

Siamo sicuramente degli artisti interdisciplinari, ci piace la musica ma anche il cinema e le arti figurative in generale, il viaggio. Continuiamo a sperimentare e a sperimentarci ogni giorno con la speranza che la nostra fame di conoscenza continui a cimentarci in ambiti diversi”

Il sound che avete poi scelto è quello che esprimete oggi?

Il nostro sound è cambiato nel tempo, coi tour e gli incontri con molti musicisti in giro per l’Europa, oggi esprimiamo la violenza della vita quotidiana attraverso il genere che potremo definire elettronico ma nel quale ci sono, seppur molto effettati tutti i nostri strumenti”

Nell’ultimo singolo oltre a scegliere la lingua italiana, mi sembra che ci sia stata un’ulteriore sterzata nel genere. Addirittura l’intro mi ricorda Jovanotti, sbaglio?

A quattro anni di distanza dal nostro primo album, possiamo dire che il cambiamento nella nostra musica si è costruito col tempo, con i tour all’estero e con la curiosità verso nuovi stili: una volta deciso il genere su cui orientarci ci siamo affidati all’esperienza di Leo Pari che ci ha guidato verso una forma di elettro pop. Non volevamo fare il classico karaoke all’italiana con la solita voce martellante e abbiamo preferito tenere le voci dentro mantenendo il nostro sound internazionale. Per le sonorità ci siamo ispirati ai Depeche Mode, agli Arcade Fire e ai Baustelle. Volevamo un sound forte per descrivere qualcosa di forte, il folk non ci bastava e grazie a Leo con le influenze di molti artisti che abbiamo incontrato on the road il sound è emerso spontaneamente”

E quale sarà quello che detterà legge nel prossimo Ep? Che uscirà quando?

Il sound tra le tracce si accomuna certamente anche se ogni pezzo vede la luce in città e produzioni molto diverse. L’EP è frutto di una coproduzione internazionale realizzatasi tra le grandi capitali europee Roma, Berlino e Londra. Sicuramente sarà una novità dal punto di vista stilistico in quanto abbiamo apportato nuove sonorità prettamente elettroniche, pur mantenendo gli elementi che ci hanno da sempre caratterizzato come, ad esempio, l’uso dei fiati. Il titolo dell’Ep sarà “Come Non Fossi Qui” e uscirà a gennaio 2021”

Come dicevo, avete alle spalle tanto, ad esempio un tour europeo, ad appena un anno dalla vostra nascita come band. Che esperienza è stata?

Molto emozionante. Il primo di circa quattordici tour in giro per l’Europa. Senz’altro sono state tutte esperienze che ci hanno formato molto, sia a livello umano che professionale. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere molte persone con le quali ci siamo confrontati, spettatori, o altri artisti, dai quali successivamente, in più casi, sono nate collaborazioni e amicizie. Crediamo che questo senso di condivisione sia il lascito più importante di questi anni di tour”

Ci sono differenze di ‘accettazione’ della musica all’estero rispetto all’Italia?

Ci sono delle differenze, è innegabile. C’è senz’altro molto rispetto da parte del pubblico durante la performance e molta curiosità verso il gruppo. La gran parte degli ascoltatori a fine concerto si avvicina per scambiare qualche parola, sono molto curiosi, soprattutto il pubblico tedesco, che, non a caso, avendo una società molto rigida, quando si trova a confrontarsi con noi, che diamo senza dubbio un’immagine molto giocosa e in qualche modo fuori dagli schemi, è decisamente attratto e entusiasta della passione e dello sforzo con cui ci dedichiamo alla musica”

Nel 2018 arriva anche il premio ad Ibiza per il video di She Seemed to be Cryning. Qual è stata la motivazione del premio? Cosa in particolare è piaciuto del video? 

“Sicuramente ha affascinato il fatto che sia stato il primo videoclip italiano ad essere girato in reverse, al contrario, cosa che ci è costata molta fatica durante l’ideazione e la realizzazione. Inoltre la location ha fatto la sua parte, grazie all’uso del drone spiccano le vette del Terminillo, con i suoi colori invernali; paesaggi che ci si aspetterebbe di trovare altrove, ben più a nord”

L’armonia è molto bella, il suo piena, e in sottofondo anche strumenti un po’ insoliti rispetto a quelli utilizzati nel rock, mi sembra un po’ una vostra caratteristica o sbaglio?

“L’intreccio e la sintesi di sonorità diverse ci ha da sempre caratterizzato come band. Sax e tromba dominano le strofe e i ritornelli. A volte abbiamo fatto tour con il fagotto, quello si, era inusuale”

Il 2015 è stato un anno molto soddisfacente, appena formati, già in tv da Fiorello, scelti da Raul Bova per una campagna sociale e poi un brano che risale appunto al 2015 premiato l’anno successivo a Parigi, parlo di Saturday Morning, il cui video mi ha anche impressionato per l’attualità con cui è stato concepito. Sembra fatto oggi per oggi, maschere antigas, distanziamento, solitudine….

“Sì, un po’ sì. Anche se in quel videoclip vivevamo una sorta di disastro post nucleare che impediva i rapporti umani, ci siamo avvicinati molto, l’impronta era quella. Siamo stati lungimiranti, ha dell’incredibile. Inaspettato”

Poi citati da Repubblica.it e intervistati da una collega decisamente più importante di me e che a me piace molto, Concita de Gregorio, proprio sul brano di cui abbiamo appena parlato. Com’è stato?

Siamo stati molto contenti. Concita De Gregorio, come ci aspettavamo, è stata molto professionale, essendo la puntata del programma condotto da lei, Fuori Roma, incentrata sul territorio reatino post terremoto, siamo stati intervistati come band del luogo ed abbiamo potuto suonare una versione acustica di Saturday Morning. La puntata ci ha dato molta visibilità, anche a livello nazionale: è stata seguita da oltre un milione di spettatori

Ed ora il nuovo singolo. Vi sta dando soddisfazioni nonostante il periodo che non permetta una promozione come si deve?

“Sì, in pochi giorni siamo riusciti ad ottenere migliaia di ascolti, ci riteniamo soddisfatti. Anzi dobbiamo ammettere che poter stare a casa e promuoverlo come si deve è decisamente più semplice che farlo in tour, tra una città e l’altra”

Rimarrete sull’italiano o tornerete all’inglese come lingua per esprimervi?      

Il prossimo EP sarà prettamente in italiano. Per il futuro non sappiamo con certezza quello che accadrà.

Come avete vissuto e come state vivendo questo momento così difficile e drammatico?

“Questo è un momento molto difficile per la musica e per il mondo delle arti e dello spettacolo in generale, in quanto questa crisi pandemica dovuta al COVID19 ha messo a dura prova gli artisti e l’intera filiera musicale. Non possiamo che augurarci di tornare presto sui palchi e sulle strade a cantare insieme al nostro pubblico”

Invece come band vi intendete sempre? Oppure su cosa possono nascere discussioni?

Ci conosciamo da molti anni per cui c’è oramai una sintonia consolidata; lavoriamo tutti affinché il progetto possa andare avanti e crescere sempre di più, per far ciò è richiesto molto impegno e dedizione per cui cerchiamo di non perdere tempo ed energie dietro a futili discussioni”

Infine, perché “I Fiori del Male”?

“Poiché, come si evince dal nome, il gruppo trae ispirazione dai poeti maledetti dell’800 per quanto riguarda i testi. Il concept del nostro lavoro artistico può essere sintetizzato nell’amore per la letteratura e le arti visive che condividiamo: oltre al chiaro riferimento a Charles Baudelaire nel nome stesso del gruppo, il testo di molte canzoni è ispirato o adattato da poesie, come nel caso di La Fuite de la Lune, presente nel primo EP Every Giro Day, originariamente una poesia di Oscar Wilde, o in The song of the highest tower (Arthur Rimbaud) nell’album Fall from Grace

…. questa è libera

“La chiacchierata ci è piaciuta molto. Vi ringraziamo per lo spazio che ci avete dedicato. Un saluto a tutti i lettori!”