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L’Intervista: “Tres” il nuovo album del Club Musical Oriente Cubano. La magia di una terra che non finisce di affascinare

Prima però di scoprire la magia che si nasconde in questo nuovo gioiello, conosciamo meglio Paolo Franco, fondatore e voce della corposa band.

Gioco di specchi, uno di fronte all’altro, non sono gemelli, tantomeno fratelli, è uno solo Paolo Franco, diviso in due da una doppia anima che funge da spartiacque. Da una parte il padre di famiglia sposato con Mirella, residente a Rimini, ex avvocato, ex Deejay, ex direttore di aeroporti civili, dall’altra il musicista incantato dalla musica cubana. Una doppiezza che ha dell’incredibile. Poi ad una analisi più attenta, considerando ogni elemento del puzzle, i due aspetti entrano ed escono l’uno nell’altro. Paolo Franco non corre, o almeno non lo fa d’abitudine, compassato, voce profonda ma pacata, quasi distaccata come avesse il pensiero lontano. Una casa, la sua, la loro, aperta a qualsiasi amico si presenti alla porta, un “entourage”, si direbbe in gergo, intellettual-musicale. Una costola degli antichi caffè letterari, chi va, chi viene, chi beve, chi mangia, poi l’angolo della musica, un po’ defilato, ma neanche troppo.

Noi ci siamo sentiti l’ultima volta svariati anni fa, mi sembra prima del 2008 o proprio in quell’anno. Per l’uscita di uno o due album .
Confermo, era il 2008, ed era appena uscito il secondo album, “Algo Ritmo”, mentre il primo, “Caña, Tabaco y Ron” era uscito nel 2002″

Quando è nata questa passione per la musica e in maniera specifica per quella cubana?

“Estate 1997, mio fratello mi dice: “Ascolta questo CD di Ry Cooder con musicisti cubani”. È Buena Vista Social Club, e quell’album mi fa impazzire. Nel 1998, dopo essere diventato un fan incondizionato della musica cubana tradizionale, vado a Santiago de Cuba. Qui, alla Casa de la Trova – un locale che sta al ‘Son Cubano’ come il Cotton Club sta al Jazz – incontro Victor Lussón, che presto avrei annoverato tra i miei migliori amici. Lui lavora li come cameriere, e quindi non lo sospetto, inizialmente, di essere stato il cantante ed uno dei membri fondatori di Melodias De Ayer, il gruppo che poi sarebbe diventato il Septeto Santiaguero. Quando lo vengo a sapere, gli confido la mia idea di un progetto musicale  a Santiago, una risposta dall’Est di Cuba, all’Ovest (L’Avana) rappresentato dal Buena Vista Social Club. Lo spirito del progetto deve essere quello delle contestaciones (risposte) in voga a Cuba negli anni ’30 del secolo scorso, quando i testi delle canzoni di Sindo Garay e della sua squadra di Autori rispondevano a quelli delle canzoni di Manuel Corona e dei suoi adepti (tra i quali Maria Teresa Vera), e viceversa: uno spirito, perciò, di emulazione piuttosto che di imitazione.

E poi, molti tra i nuovi ascoltatori di musica cubana tradizionale, conquistati da Buena Vista Social Club, continuano ad identificare la musica e l’intera Cuba con L’Avana: qualcuno dovrebbe informarli che la culla di questa musica è la Regione Orientale, e dopo tutto Compay Segundo, Ibrahim Ferrer ed Eliades Ochoa (cioè le principali “figure” del Buena Vista Social Club) sono tutti nati e hanno imparato a suonare a Santiago de Cuba. A Victor l’idea piace, e nasce il progetto Club Musical Oriente Cubano


Sei riuscito a mettere insieme una vera band, una numerosa band che conta con la presenza di musicisti eccellenti e ancor più veramente radicati al suolo cubano, impregnati dell’anima, del sound di Cuba che è molto lontano da quello popolare da classifica. Come sei riuscito a fondare il “Club Musical Oriente Cubano”?
Da profondo conoscitore della scena musicale Santiaguera, nel 2000 Victor mi presenta un gran numero di musicisti locali, tra i quali cominciamo a selezionare cantanti e strumentisti per il primo album. Devono essere molti, perché, come nel CD dei Buena Vista, i musicisti e il loro numero avrebbero dovuto variare a seconda di ciò che ciascuna canzone avesse richiesto.

Ma il mio obiettivo principale è quello di scegliere un repertorio fatto di canzoni eccezionali e al tempo stesso meno conosciute, e sento che è arrivato il momento giusto per far effettivamente partire il progetto quando, nel 2000, il figlio di Ñico Saquito mi fa ascoltare un demo dal vivo di una delle innumerevoli canzoni di suo padre, En mi viejo Santiago, dal cui testo scaturisce anche il titolo dell’album, Caña, Tabaco y Ron (Canna da zucchero, Tabacco e Rum).

Registrato a Santiago de Cuba tra fine 2000 e inizio 2001, viene stampato a fine 2002, ma all’epoca la moda della musica cubana è ormai alle spalle, e il disco, pubblicato da una piccola etichetta indipendente, senza un gruppo che possa esibirsi dal vivo per promuoverlo, non ottiene un grosso successo commerciale.

E tuttavia, la critica specializzata mi motiva ad andare avanti. Dopo tutto, non è male per un CD di sconosciuti esordienti essere recensito da All Music Guide con termini come “excellent” e “perfection”, valutato 4 stelle su 5 e scelto come AMG “album pick”! E allora, comincio a scegliere le canzoni per un nuovo album, “Algo Ritmo”, che viene registrato nel 2004, anche se pubblicato solo nel 2008″

Dal 2008 in poi c’è stato un lungo fermo dell’attività, mi hai accennato. Come mai? Quanto è durato e perché?
” Se “Caña, Tabaco y Ron”, benché incensato dalla critica, non aveva ottenuto il successo commerciale che mi aspettavo (anche se tutto sommato aveva venduto niente male), “Algo Ritmo”, uscito nel momento di massima crisi e flessione nelle vendite dei supporti musicali fisici, è stato assolutamente disastroso (e continuo a confidare nel fatto che un giorno verrà “riscoperto”). Con queste premesse, essendo sempre stato il Club Musical Oriente Cubano un progetto esclusivamente discografico, quindi senza un gruppo alle spalle con cui effettuare tour promozionali, conveniva aspettare tempi migliori”

E oggi torni/tornate con un cd spettacolare, “Tres”, forte di almeno due caratteristiche. La prima riferita proprio al titolo, la seconda ad un folto gruppo di musicisti che ti affiancano come “feat”.

I “tempi migliori” di cui parlavo prima non sono mai arrivati, ma io nel frattempo avevo selezionato un bel numero di brani che mi sarebbe piaciuto incidere. Poi il mio amico Cheo Losada, cantautore e chitarrista, da sempre membro del Club, è entrato a far parte della Familia Valera Miranda, che è una vera e propria istituzione nel campo della musica tradizionale cubana, e gode di enorme prestigio internazionale.

A quel punto, mi ha proposto di coinvolgere la Familia nella realizzazione del prossimo disco, e questo mi ha motivato a tentare una nuova “discesa in campo”, la terza. Tres” in spagnolo significa tre, il numero, ma significa anche “il Tres”, vale a dire lo strumento musicale che si presenta come una chitarra con tre sole corde raddoppiate, ed è a questo strumento, che svolge un ruolo principe nel “Son Cubano”, che il disco è dedicato,oltre ad essere espressamente dedicato alla memoria del patriarca della Familia, il grande Don Félix Valera Miranda, venuto a mancare verso la fine del 2018.
Essendo Santiago de Cuba la culla del “Son”, quale migliore occasione per chiamare a raccolta i migliori “treseros” (suonatori di “Tres”) della città? Beh, nonostante il fatto che, al momento di entrare in sala di incisione alcuni di loro fossero assenti perchè impegnati in tournée all’estero o fuori città per i più svariati motivi, non ho fatto fatica a radunarne comunque ben 18, e tutti ai massimi livelli! Tra di loro, Kiki Valera, primo figlio di Don Félix e straordinaro strumentista dall’eccezionale virtuosismo, Fernando Dewar, direttore del Septeto Santiaguero, plurinominato ai Grammy e vincitore di due Awards negli ultimi 4 anni, Alejandro Almenares, un gigante della musica cubana, considerato l’ultimo grande “trovador” vivente… vorrei nominarli tutti, perché sono tutti eccezionali, ma rischierei di tediare i lettori.

E poi, l’elenco dei partecipanti non si esaurisce con la Familia e i 18 treseros. Ci sono anche il trombettista Raony Sánchez, che suona con Eliades Ochoa, ed il flautista Rubén Leliebre, che attualmente è nella band di Cándido Fabré, nonché il contrabbassista presente anche negli album precedenti, Félix Reyes. Ed ancora, i cantanti, quelli soliti del Club (Cheo Losada, Griselles Gómez, Ismael Borges, Victor Lussón e il sottoscritto), e 2 new entries, Luife Boloy, il cantante principale della Familia, dotato di una voce che ricorda molto da vicino quella del grande Ibrahim Ferrer, e Cándido Fabré, la vera guest-superstar, la cui popolarità a Cuba è paragonabile a quella di Vasco Rossi qui da noi”

20 tracce, eccellente ritmica, anima, suono. Non avete tradito le aspettative. Come viene ricevuto o percepito dal popolo cubano il vostro prodotto?
Il lancio ufficiale, a Cuba, avrebbe dovuto esserci in questi giorni, ed io dovrei trovarmi lì già dal 10 marzo, ma l’emergenza coronavirus mi ha costretto a rimandare.
Ad ogni modo, i tanti amici cubani, musicisti e non, che hanno finora ascoltato il disco, ne sono rimasti, senza eccezioni, entusiasti.
I brani sono 18, tutti con la Familia Valera Miranda come nucleo-base, e ciascuno con l’intervento di un tresero diverso. Poi ci sono le 2 bonus tracks, ovvero 2 tra i 18 brani che le precedono riproposti con i testi originali (che invece, nelle versioni principali, erano stati da me tradotti in spagnolo).

A questo proposito, mi piacerebbe spiegare una cosa che è, secondo me, quello che fa la differenza tra il Club e gli altri gruppi attuali di “Son Cubano”: mentre questi ultimi cercano di attualizzare il “Son” inserendo elementi di altri generi musicali, siano essi il “Jazz”, il “Rock” o quant’altro, noi desideriamo mantenere i “patrones”, gli schemi codificati della musica tradizionale cubana, senza uscire dagli stessi, semmai, al contrario, riconducendo in tali schemi brani originariamente appartenenti ad altri generi musicali. I brani che proponiamo sono tutti cover, come del resto anche i brani proposti da Buena Vista Social Club, ma, ad esempio, nell’album “Tres” ci sono almeno tre “stranezze”:
innanzitutto, il brano “Aguanta Sloopy”, versione spagnola dell’hit americano del 1965 “Hang On Sloopy”, di cui già il grande Arsenio Rodríguez aveva inciso una versione “cubanizzata”, ed è a quest’ultima che ci siamo rifatti, aggiungendo il testo in spagnolo e l’interpretazione vocale di Cándido Fabré; poi, Vía Cuba, altro brano dei sixties dei Les Chakachas, band di latinoamericani radicati in Belgio molto popolare nei ’60 e ’70; infine, “Señora Ilusión”, versione in spagnolo del grande successo italiano del 1940, “Signora Illusione”, trasformato in un ritmo “Afro”. “Signora Illusione” e “Vía Cuba” sono appunto le 2 bonus tracks, le versioni coi testi originali”

È difficile aprire varchi in Italia per voi?
Non lo so, credo dipenda dalla promozione che sarà in grado di assicurarci la nuova etichetta discografica che ha sposato Tres”, la 3SoundRecord di Savignano sul Rubicone, e dal gradimento dei varii DJ delle radio specializzate. Se a qualcuno del mestiere (impresario)  può interessare, rendo noto che nel giro di un mese o due a partire dalla fine dell’emergenza sarei in grado di organizzare una band di 10/12 elementi, tra i quali i 6 della Familia Valera Miranda, per un eventuale tour promozionale”

In tutti questi anni, ma ancor più a proposito di questa ultima creatura, hai episodi che ti sono rimasti particolarmente impressi? Che rivivi sempre con emozione?
Tantissimi. Uno per tutti, il più recente, riguarda l’arrivo di Cándido Fabré negli studi EGREM di Santiago de Cuba dove stavamo registrando. Lo stavamo aspettando ansiosamente, non ci era mai capitato di lavorare con una vera superstar, e lui, con una gentilezza ed una disponibilità incredibili, aveva accettato il mio invito telefonico, senza mai domandare od anche solo lontanamente accennare al compenso per il suo lavoro.

Una volta arrivato, circondato dal suo numeroso staff composto soprattutto di parenti e amici, senza la minima idea di quello che gli avrei chiesto, riusciva con la sua affabilità a stabilire un clima ideale capace di coinvolgere tutti i numerosissimi presenti. Gli avevo chiesto di dare la sua voce all’ “hablado” (parlato) di “Aguanta Sloopy”, presente nella versione di “Hang On Sloopy” di Arsenio Rodríguez. E lui, invece, ha iniziato a cantare, inventandosi all’istante, poco a poco, una melodía sottostante per il testo che avrebbe dovuto soltanto recitare. Vederlo lavorare così, la sua dedizione, la sua meticolosità nel cercare costantemente di migliorare l’idea iniziale incurante del tempo che passava, è stato esaltante. Una grande lezione. Al punto che dopo aver terminato “Aguanta Sloopy” ho avuto l’ardire di chiedergli di cantare anche un altro brano, “Mambo Guajiro”, che mi sembrava molto adatto a lui. Inutile dire che ha non solo accettato, ma anche portato a termine un’altra eccellente interpretazione.

Alla fine, l’intero turno di registrazione (6 ore) era completamente trascorso, Cándido Fabré era esausto ma soddisfatto per aver dato tutto e per i risultati ottenuti, ed io sbalordito e incredulo perché quello che credevo sarebbe stato per lui un impegno che gli avrebbe richiesto un quarto d’ora del suo tempo, mezz’ora al massimo, si era invece rivelato, alla fine, la dimostrazione dal vivo di un’eccellente professionalità e di una non comune caratura artistica”

Dove fai musica quando sei a casa a Rimini?

Qui la musica cubana mi limito ad ascoltarla! Per allenarmi a cantare, ogni tanto mi unisco a qualche band di anziani aficionados, ma il repertorio è il pop-rock italiano e angloamericano, soprattutto degli anni ’60 e ’70”

Sei sposato e hai una figlia, se non sbaglio. Ti sostengono? E tua figlia ha per caso dimostrato voglia di seguire le tue orme?

Mi sostengono ed apprezzano la mia musica. Mia figlia, per il momento, non ha dimostrato voglia di seguire le mie orme, ma chissà, magari in futuro… Del resto, anch’io ho cominciato tardi.”

Come descriveresti la tua musica?

Musica per il corpo e per l’anima, da ballare ma anche solo da ascoltare, musica che, se la lasci fare, ti contagia trasportandoti in una dimensione parallela dove la vita è più semplice ed arricchente”

Perché è così forte questo sound tanto da portarti a cambiamenti radicali di vita?
“Me lo sono domandato anch’io, ma ancora non ho una risposta precisa. Di certo questo sound mi è entrato dentro, l’ho interiorizzato. È musica “crossover” ante litteram, un po’ come il Jazz di New Orleans, perché nasce dall’incontro, avvenuto tra la fine del XIX° e l’inizio XX° secolo, delle percussioni africane degli schiavi liberati con le melodie spagnole dei “trovadores”. A me sembra che la musica tradizionale cubana, vale a dire il “Son” (ma anche il “Changüí”, la “Rumba”, il “Bolero”, la “Guajira”, il “Sucu Sucu”, il “Mozambique”, il “Punto Cubano”, eccetera eccetera eccetera) con tutte le sue derivazioni successive, tra cui il “Mambo”, il “Cha cha cha” e la cosiddetta”Salsa”, realizzi a pieno l’equilibrio perfetto tra ritmo e melodia.

Quanto tempo dell’anno passi a Cuba e quanto in Italia ad oggi.
”In media, due mesi a Cuba e il resto in Italia”

E quanto è difficile poi, dopo tanto tempo passato in quella stupenda isola, far ritorno nel nostro “mondo occidentale”?
Ormai mi sono abituato, anzi, ho perfino trovato un certo equilibrio in questa “alternanza”.

Quanto cubano sei diventato nel cuore e/o nelle abitudini?
“Credo che i cubani, soprattutto i miei amici, ma anche in maggioranza gli altri, mi percepiscano, ormai, come “uno di loro”. La cosa mi riempie di orgoglio, perché credo che i cubani che vivono a Cuba siano un popolo semplicemente meraviglioso. A Cuba la fraternità si respira, è nell’aria. E la solidarietà internazionalista di questo popolo è addirittura proverbiale, ne stiamo avendo un esempio proprio in questi giorni in Italia con le Brigate Mediche che ci stanno aiutando nella lotta al coronavirus”

Obbiettivi? Sogni?
Soltanto l’obbiettivo/sogno di continuare, finché avrò vita e sufficiente salute, a tornare a Cuba e lì condividere il mio tempo con gli amici e in particolare godendo della musica che amo. E se appena un po’ “Tres” dovesse “funzionare”… mi piacerebbe cominciare a pensare alla prossima puntata del Club”

Questa è libera…

Ormai la musica è diventata “liquida” e si consuma diversamente che in passato. Ma io sono un nostalgico, ed ho appunto nostalgia di quando si comprava un album e poi ci si immergeva nel suo ascolto, tendendo a considerarlo un’opera nella sua interezza, mentre oggi si estrapolano una o due canzoni, quelle che ti prendono al primo ascolto, e si sorvola sul resto. Il supporto fisico, il CD, è considerato obsoleto. Ma “Tres” è un concept album, nettamente in controtendenza con i suoi quasi 78 minuti di durata, dovuti principalmente all’intenzione di esibire il maggior numero possibile di stili diversi di tres-playing su un singolo CD, e sembra fatto apposta per essere fruito alla vecchia maniera.

Per questo mi sento di esortare tutti quelli potenzialmente interessati, e nonostante il disco sia disponibile su tutte le principali piattaforme digitali, ad acquistare il CD fisico. Vi assicuro che ne vale la pena. Lo trovate sul sito di 3SoundRecord! ( https://www.3soundrecord.it/ )”

Sottoscrivo Paolo tutto ciò che hai detto, la musica va ascoltata, centellinata, non fagocitata e il vostro “Tres” è davvero fantastico. Grazie per averlo prodotto e per permetterci di scoprire o riscoprire la vera anima cubana.